Scuola Mediterranea di Economia Sociale e Civile: quando i giovani ripensano il Sud

Due giorni a Roseto Capo Spulico per immaginare un futuro diverso: quello delle aree interne che non vogliono più spopolarsi, ma diventare laboratori di innovazione sociale.

Il posto giusto al momento giusto

Non è un caso che la Scuola Mediterranea di Economia Sociale e Civile si sia svolta proprio a Roseto Capo Spulico, presso l’Antico Granaio. In un borgo affacciato sul mare calabrese, con poco più di 1850 abitanti, il 17 e 18 gennaio 2026, oltre 30 Giovani Soci e Socie delle Banche di Credito Cooperativo di Campania e Calabria – insieme a studenti dell’Università della Calabria e all’Associazione Policoro – hanno fatto quello che in tanti considerano impossibile: progettare il futuro partendo dalle aree interne.

Già, perché questi territori – che rappresentano il 78% dei comuni calabresi e il 58,5% della popolazione della regione – sono spesso raccontati come luoghi di abbandono. Ma c’è chi sta provando a ribaltare la narrazione.

Non è teoria, è pratica

L’iniziativa, promossa da NeXT (Nuova Economia per Tutti) e sostenuta dalla Federazione BCC di Campania e Calabria e dalla BCC Mediocrati, in collaborazione con l’Associazione Sabiria e il Consorzio Sale della Terra, ha avuto un approccio chiaro fin dall’inizio: niente cattedra, ma laboratori. Niente lezioni frontali, ma co-progettazione.

“Economia civile” può sembrare un concetto astratto, ma qui si è tradotto in domande concrete: come può un gruppo di giovani trasformare le debolezze del proprio territorio in opportunità? Come si costruisce una cooperativa di comunità? Come si misura l’impatto sociale di un progetto?

Le voci che contano

Il programma del sabato ha visto alternarsi diverse figure chiave dell’Economia Sociale italiana:

  • Leonardo Becchetti, che ha parlato di intelligenza relazionale e fiducia come pilastri dell’Economia Civile
  • Giovanni Teneggi (Confcooperative), uno dei massimi esperti italiani di Cooperative di Comunità, che ha sottolineato come le aree interne non vogliano turisti occasionali ma “abitanti” – persone che scelgono consapevolmente di vivere e investire in questi luoghi
  • Luca Raffaele (NeXT), che ha introdotto il concetto di “mediatori di comunità” e l’importanza della misurazione dell’impatto sociale
  • Angelo Moretti (Rete di Economia Civile), che ha insistito sull’ascolto delle comunità prima di ogni progetto
  • Anna Spera (giornalista di VITA), che ha spiegato come raccontare visivamente i progetti per renderli comprensibili e attrattivi

Un giovane imprenditore rientrato in Calabria ha portato la sua testimonianza diretta, offrendo uno spunto importante: restare (o tornare) non è un ripiego, ma una scelta trasformativa.

Dall’analisi all’azione

La parte più interessante? I laboratori pomeridiani, dove i partecipanti hanno messo le mani in pasta. Divisi in gruppi e utilizzando la metodologia della SWOT analysis (punti di forza, criticità, opportunità, rischi), hanno sviluppato idee progettuali concrete.

Attraverso il metodo del “World Café” – che favorisce il dialogo orizzontale e la contaminazione tra idee – sono emerse proposte su diversi fronti:

  • Economia sociale e servizi di prossimità
  • Valorizzazione delle risorse locali
  • Cooperative di comunità

Non progetti astratti, ma risposte a bisogni reali dei territori, pensate da chi quei territori li vive o vuole tornarci a vivere.

Le cooperative di comunità: di cosa stiamo parlando?

Per chi non lo sapesse, le cooperative di comunità sono imprese dove i cittadini sono sia produttori che fruitori di beni e servizi. In pratica: gli abitanti si organizzano per gestire insieme un servizio che nel loro territorio non c’è più (o non c’è mai stato).

In Italia ce ne sono oltre 320, il 90% delle quali si trova nelle aree interne. Gestiscono di tutto: dal negozio alimentari all’ultimo bar rimasto, dai servizi di trasporto alla valorizzazione turistica, dalla gestione di beni culturali all’agricoltura sociale.

Come ha spiegato Giovanni Teneggi durante l’evento, non si tratta solo di fare impresa, ma di “produrre abitanti” – cioè creare le condizioni perché le persone scelgano di restare o tornare.

Il legame con le BCC

Perché proprio le Banche di Credito Cooperativo sostengono questo tipo di iniziative? La risposta sta nella loro stessa natura: nate nei territori rurali e nelle aree interne, le BCC hanno sempre avuto una missione che va oltre il semplice profitto.

Come ha ricordato il presidente Paldino (BCC Mediocrati e vicepresidente della Federazione), il progetto “Aree Interne” della Federazione è già attivo su due fronti: Bisignano in Calabria e San Pietro al Tanagro in Campania.

Il direttore della Federazione Campania e Calabria Francesco Vildacci ha sottolineato anche l’importanza di dare ai giovani soci “metodi e strumenti per realizzare attività imprenditoriali”, partendo sempre dai valori propri del Credito Cooperativo: mutualità, solidarietà, radicamento territoriale.

Perché dovrebbe interessarti?

Se hai tra i 18 e i 35 anni e ti stai chiedendo se il tuo futuro debba per forza essere in una grande città, la Scuola Mediterranea offre una prospettiva diversa.

L’innovazione sociale nelle aree interne non è romanticismo o nostalgia: è sperimentazione pura. Come dice Massimiliano Monetti di Confcooperative: “Se vuoi vedere dove andrà il mondo, devi partire da queste aree, dove quasi non esistono servizi ed è tutto da inventare”.

Significa avere:

  • Spazi di creatività maggiori rispetto a contesti già saturi
  • Un ruolo attivo nel trasformare il proprio territorio
  • Competenze trasversali (dalla progettazione sociale alla gestione economica)
  • Una rete di persone che condividono gli stessi obiettivi

E ora?

La due giorni si è conclusa con un arrivederci al prossimo appuntamento formativo, previsto per il weekend del 13-14 giugno 2026.

Ma i progetti elaborati non finiranno lì: la Federazione e le BCC presenti sui territori continueranno ad accompagnare questi giovani nella realizzazione delle loro idee.

Perché, come hanno dimostrato questi due giorni a Roseto Capo Spulico, il futuro delle aree interne non si costruisce con nostalgia del passato, ma con la capacità di immaginare – e realizzare – qualcosa di nuovo.