“Luoghi Comuni” è stato il titolo della VI Spring School dei Giovani Soci e Socie del Credito Cooperativo che si è appena conclusa, dopo quattro intense giornate di formazione, di dialogo e di laboratori.
“Luoghi Comuni” è un’espressione dalla doppia valenza che descrive, da una parte, un modello di conoscenza superficiale, tipico di una società che non ha tempo di approfondire o verificare quanto ritiene di sapere. Di fare “fact checking” sulle cose e abbandonare gli stereotipi che influenzano la nostra percezione della realtà. E dall’altra, “Luoghi Comuni” intesi anche come spazi costruiti “da e per” le comunità.
Padernello, luogo vivo di comunità
Un esempio è proprio il Castello di Padernello, nel comune di Borgo San Giacomo: ossia il luogo che ha ospitato, durante questa Spring School, 40 giovani (tra Amministratrici e Amministratori under 35, Giovani Socie e Soci e i membri del Comitato di Coordinamento della Rete nazionale).
Perché Padernello, con il suo castello e il suo borgo incantevole, rappresenta di per sé un esempio concreto di come un luogo apparentemente marginale possa diventare centro di cultura, comunità e progettualità condivisa. Un luogo vivo anche grazie all’impegno di 5 BCC lombarde che hanno partecipato al progetto di riqualifica e che oggi attrae tantissimi visitatori e i volontari che ne sostengono le iniziative.
È stato Domenico Pedroni, Presidente Fondazione Castello di Padernello ETS, nell’accogliere i partecipanti nel Castello, a raccontare la sua storia e a ribadire con forza che alla base di tutta la rinascita del borgo bresciano c’è la convinzione che “tutte le cose si possono fare”, a patto di farle insieme “perchè da soli non si va da nessuna parte”.
Padernello è la dimostrazione che non è vero che “dai piccoli borghi si può solo scappare”. E così il primo luogo comune è stato smontato.
Oltre ad ospitare i lavori della Spring School, il Castello di Padernello ha offerto un laboratorio di team building per imparare a fare i casoncelli, un tipo di pasta fresca tipica del territorio, e ha intrattenuto i partecipanti con due momenti toccanti: lo spettacolo teatrale Stolen Sisters e il concerto inclusivo della Si può fare band. Progetti, quello teatrale e quello musicale, che più che ruotare intorno a questo centro culturale ne sono attratti e anche generati.

La mappa dei luoghi comuni
Una mappa illustrata dei luoghi comuni ha accompagnato le attività e definito i temi, presenti e futuri, che giovani soci e socie stanno già affrontando all’interno delle loro BCC, come hanno raccontato nei loro elaborati, necessari per iscriversi alla Spring School.
Sergio Gatti, Direttore Generale di Federcasse, ha subito smontato uno dei luoghi comuni più radicati: quello secondo il quale tutte le banche sarebbero uguali.
Per le Banche di Credito Cooperativo, che per anni sono state riconosciute con lo slogan “la mia banca è differente” è giunto il momento però di ribadire, dati alla mano, questa differenza.
E quindi se è pensiero comune che le banche non diano più credito all’imprese, i dati delle BCC ci dicono il contrario. Se le banche contribuiscono al declino delle aree interne, le BCC, unica presenza bancaria in 808 Comuni, sono invece riconosciute come presidio contro lo spopolamento delle aree interne. Se le banche piccole sono considerate una minaccia alla stabilità finanziaria, le BCC sono le più patrimonializzate e sono capaci di superare, a pieni voti, gli stress test dell’European Banking Authority.
E poi ancora, accompagnare le imprese nella transizione energetica, farne nascere di nuove, concedere mutui per l’acquisto della prima casa: i dati ci dicono che le BCC non sono affatto uguali alle altre banche.
BCC e territori: un legame generativo
Che contributo può offrire un attore come il Credito Cooperativo, spesso considerato “fuori moda” (per citare un esempio di “luogo comune”), nell’attuale scenario? Quello di rimanere radicato ai territori che rappresenta.
Ancora una volta, dati alla mano, appare evidente il ruolo che ancora oggi le BCC giocano nelle comunità in cui operano e dove spesso diventano veri e propri punti di riferimento per chi intenda costruire comunità realmente inclusive e sostenibili; in due parole, supportano chi non si accontenta dei “luoghi comuni” ma intende conoscere realmente le peculiarità del proprio territorio ed è mosso dall’intenzione di contribuire allo sviluppo di veri luoghi comuni, cioè per tutti.
Gli interventi di Vincenzo Francaviglia, Responsabile Formazione Federazione Lombarda delle BCC e di Franco Fiordelisi, Professore ordinario di Economia degli Intermediari finanziari dell’Università Roma Tre, hanno analizzato proprio l’importanza della prossimità delle BCC, dimostrando che le filiali non sono spazi obsoleti da dismettere, ma luoghi vitali dove si genera economia sostenibile e cultura finanziaria.
La loro capacità mutualistica elevata, la conoscenza profonda del territorio e dei suoi Soci permette loro di integrare tantissime informazioni per prendere decisioni consapevoli per lo sviluppo sostenibile delle comunità. Quindi le BCC non aumentano le disuguaglianze, anzi le abbattono.







Comunità attrattive
Davvero l’innovazione nasce solo nelle grandi città? Oppure anche i territori non metropolitani, i borghi, le aree di pianura e le reti tra comunità possono diventare luoghi capaci di generare idee, opportunità e futuro? È qui che si inserisce il contributo di Giuliano Noci, Professore ordinario di Strategia & Marketing e Prorettore del Politecnico di Milano e, con esso, il senso del progetto Hub della Conoscenza, promosso e voluto da Cassa Padana BCC, che punta a fare della conoscenza un motore di sviluppo locale. L’Hub della Conoscenza nasce dalla convinzione che i territori si rafforzano, oltre che con infrastrutture o investimenti economici, creando connessioni tra persone, competenze, imprese, istituzioni, scuola, cultura e comunità, mettendo in circolo conoscenza, come risorsa che attiva innovazione, collaborazione e nuova progettualità.
In un dialogo con i partecipanti, il professor Noci ha spiegato come oggi non sia più possibile ragionare per confini amministrativi o per appartenenze chiuse; serve costruire aree omogenee, alleanze territoriali, reti in grado di superare i “campanili” e di affrontare insieme le trasformazioni in corso. Questa è la direzione in cui si muove l’Hub della Conoscenza: un progetto che guarda all’area della pianura Bresciana e le province di Brescia, Mantova, Cremona e Lodi come a uno spazio capace di esprimere energie condivise, bisogni comuni e possibilità nuove. Un territorio vasto, ricco di saperi, lavoro, manifattura, agricoltura, relazioni sociali e cultura diffusa, che può trovare nella collaborazione e nella conoscenza una leva per rafforzare la propria competitività e la propria coesione.
Le BCC hanno oggi, non solo il compito di sostenere economicamente famiglie e imprese, ma anche di essere un attivatore di legami, fiducia e sviluppo. Perché l’innovazione può nascere anche nei piccoli centri, nei territori periferici, nelle comunità che decidono di non chiudersi ma di collaborare. Può nascere dove ci sono visione, apertura, responsabilità e desiderio di futuro.






Un punto di vista condiviso con Giovanni Teneggi, Responsabile Area Ricerca & Sviluppo di Confcooperative Terre d’Emilia, che ha raccontato, attraverso tantissimi esempi, come sia possibile generare comunità produttive che “stanno al mondo”, che sono cioè aperte al mondo e capaci di essere attrattive per le nuove generazioni. Alle BCC e ai loro Giovani Soci e amministratori il compito di creare un modello di business specifico da mettere a disposizione dei territori. Solo così la comunità può diventare un asset strategico ed essere impresa.
Tra gli esempi portati da Teneggi luoghi che hanno saputo diventare generativi e attrattivi: come il Forno di San Leo e la cooperativa di comunità Fer-Menti Leontine, il Cinema Postmodernissimo di Perugia che con la sua riapertura ha rigenerato un intero quartiere o l’Ostello Antagonisti nato dalla volontà di sfidare l’idea che fosse impossibile fare impresa in un piccolo paesino della Valle Varaita. Invece di lasciare il paese alla ricerca di un’opportunità lavorativa questi giovani hanno scelto di crearsela, all’insegna della bellezza.
Il futuro del Credito Cooperativo







É questa la domanda alla base dell’intervento del Presidente di Federcasse, Augusto dell’Erba, intervenuto sabato mattina in occasione della Spring School. Dai lavori è emerso come la risposta sia sì: rimanendo fedeli a un’identità così distintiva, le BCC sono in grado di affrontare le sfide che la realtà pone. Continuando a diffondere quella cultura cooperativa tra i giovani soci ma anche tra i giovani dipendenti. Attraverso momenti come la Spring School e vere e proprie scuole di formazione.
“Le BCC non solo sopravvivono ma diventeranno sempre più attrattive” ha confermato Stefano Zamagni, Professore emerito di Economia Politica dell’Università degli Studi di Bologna, anch’egli ospite dell’evento. “Davanti a cambiamenti così radicali come quelli a cui stiamo assistendo, infatti, nessuno potrà pensare di agire da solo. L’unica strada percorribile sarà quella cooperativa”.
Il professore ha risposto anche alle domande dei ragazzi presenti ricordando anche l’importanza di pensarsi in una società multiculturale dove la diversità va coltivata per ottenere sviluppo, parola che ha un significato molto diverso da quello della parola “crescita”.
Al Presidente della Federazione Lombarda delle BCC, Alessandro Azzi, il compito di rispondere invece alla: “le BCC sono banche che servono?”
Sì con il doppio significato che la parola “servono” comporta, cioè che “se non ci fossero bisognerebbe inventarle” e di essere al servizio del territorio e la loro storia, segnata da tanti esempi di sostengo reciproco con gli altri attori presenti nei territori, ne sono la prova. Da qui un invito a continuare a investire in una storia che da sempre caratterizza il movimento. D’altra parte, ha dichiarato Azzi “il nostro coraggio nasce dal nostro passato”.
Il BCC Bridge e il ruolo dei Giovani Soci per le proprie banche








“Chi fa da sé fa per tre” è un detto popolare – un “luogo comune” direbbe il popolo della Spring School – che non regge alla prova dei fatti.
Col passare del tempo, ospite dopo ospite, al Castello di Padernello è emerso come insieme si cammini meglio che da soli. O “che tutte le cose si posso fare, se le si fa insieme”, direbbe Domenico Pedroni.
Una scoperta che si sostanzia non solo grazie ai tanti interventi di questi giorni ma anche tramite il confronto diretto tra junior e senior del Credito Cooperativo che ha preso forma durante il “BCC Bridge”: un momento di lavoro in cui due diverse generazioni hanno potuto incontrarsi e dialogare riguardo temi vitali per il benessere delle nostre banche e dei territori che rappresentiamo.
Il confronto ha toccato temi centrali come l’utilità delle assemblee dei Soci delle BCC, l’apertura di nuove filiali, il rapporto con l’intelligenza artificiale e l’attenzione che le Banche di Credito Cooperativo rivolgono ai giovani.
Cosa ne è emerso? Tanti spunti ed elementi in più da mettere in “comune” e una grande scoperta: non è necessario essere d’accordo su tutto per poter camminare insieme. L’unica cosa essenziale, come aveva già ricordato nel suo intervento il Professor Zamagni, è voler contribuire, ciascuno dove si trova a operare, allo sviluppo e al benessere della propria comunità.
A conclusione del Bridge, l’invito di Matteo Spanò, vice Presidente di Federcasse, ai ragazzi e alle ragazze presenti è stato di continuare a contribuire con idee e energia alla vita sociale delle proprie Banche di Credito Cooperativo.
BCC, luoghi di restanza
“Debunking” é un termine inglese che si traduce col verbo “sfatare”.
È questo il lavoro che si è svolto durante l’ultima Spring School dei Giovani Soci e Socie del Credito Cooperativo, come ha ricordato nel suo intervento Michele Dorigatti, Direttore della Fondazione don Lorenzo Guetti e cofondatore della Scuola di Economia civile, nella giornata conclusiva presso il Castello di Padernello.
Ma sopratutto Dorigatti ha ricordato che le imprese cooperative hanno un principio che le rende inimitabili: quello democratico (una testa un voto) ma oggi devono fare rete tra centri culturali per diffondere sempre di più questa differenza e riuscire a fare debunking, appunto, dei luoghi comuni che la circondano.
In questo modo le BCC potranno affrontare ogni sfida che la realtà pone – dall’avvento dell’intelligenza artificiale alla sostenibilità, dalla crisi energetica all’inverno demografico – forti delle proprie radici.
Chiara Giaccardi, Professoressa di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università Cattolica di Milano, ha evidenziato come, ancor più in un momento come quello attuale caratterizzato da cambiamenti tanto repentini, al Credito Cooperativo sia chiesto di fare “poesia”, da “poiein”, realizzare, costruire. Proporre un approccio alla realtà originale, cooperativo, senz’altro diverso da quelli oggi dominanti.
Le BCC si pongono così nel territorio non come spazi, ma come luoghi di restanza cioè di mantenimento di una dimensione di radicamento locale, che è, allo stesso tempo, aperta al mondo.
Perché uno spazio puoi aprirlo ovunque. Un luogo, invece, si costruisce nel tempo, con le persone, con le storie, con il senso di appartenenza. E quella differenza — tra una banca che occupa uno spazio e una banca che abita un luogo — cambia tutto.
Infine, gli ultimi luoghi comuni da sfatare sono quelli attraverso i quali si narrano, oggi, i giovani. E quindi protagonisti sono stati i giovani Amministratori delle BCC presenti e i Giovani Soci in un intenso dibattito guidato dal prof. Mauro Magatti, Direttore del Centre for the Anthropology of Religion and Generative Studies dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, che ha parlato di una generazione che si trova davanti ad un mondo pieno di possibilità, ma anche pieno di problemi.
E della responsabilità che li attende, in quanto giovani, di attuare un cambiamento, difficile ma necessario.
Dunque, questa Spring School si è conclusa con un invito a formarsi e a proporre un approccio alla realtà originale, cooperativo, senz’altro diverso da quelli oggi dominanti.
Solo così sarà possibile contribuire al benessere delle generazioni presenti e di quelle future.
“Buona strada!” a tutti e tutte allora, come ha augurato di Raffaele Arici, Direttore Generale della Federazione Lombarda delle BCC, nei suoi saluti conclusivi.

























