Alla seconda edizione si progetta, si discute, si mettono le mani in pasta. E il Sud smette di essere un problema da raccontare.
Quando abbiamo raccontato la prima edizione della Scuola Mediterranea di Economia Sociale e Civile, era ancora tutto da dimostrare. Adesso, con la seconda edizione andata in scena il 23 e 24 maggio all’Antico Granaio di Roseto Capo Spulico, qualcosa si è consolidato: il format funziona, le persone tornano, e le idee che nascono diventano contributi per lo sviluppo delle aree interne.
Chi sceglie di esserci
I Giovani Soci delle BCC di Calabria Ulteriore, Campania Centro, Flumeri, Mediocrati, Montepaone, Monte Pruno e Terra di Lavoro si sono ritrovati per due giorni in un borgo calabrese di milleottocento abitanti, affacciato sul mare. Non per caso: Roseto Capo Spulico è esattamente il tipo di territorio di cui si parla quando si parla di aree interne.
L’evento è stato organizzato da NeXt Economia con il supporto della Federazione BCC Campania e Calabria e dell’Università della Calabria.


Chi parte, chi resta, chi torna
La docente Sabina Licursi di Unical ha aperto con una domanda scomoda: perché i giovani lasciano le aree interne? La risposta che emerge dalla sua ricerca non è solo economica. Lo spopolamento accelera quando vengono chiusi presidi sul territorio, cioè scuole, ospedali, uffici postali. Ma c’è anche un altro dato, meno raccontato: chi resta o torna lo fa per un senso di appartenenza forte, non per mancanza di alternative.
È da lì che vale la pena ripartire.
La professoressa Stefania Chimenti ha poi affrontato il nodo più pratico: costruire comunità è difficile quando manca il dialogo con le istituzioni. Non basta avere idee. Serve qualcuno con cui programmarle.
Antonio Iovene, presidente dell’Associazione Trame ETS, ha portato l’esperienza del Trame Festival di Lamezia Terme: un esempio concreto di come la cultura antimafia possa diventare un motore di partecipazione civile.
Le Mappe di Comunità
I partecipanti – guidati da NeXt Economia – sono stati divisi in gruppi per comunità territoriali e hanno lavorato su Mappe di Comunità, uno strumento per leggere il proprio territorio nei suoi punti di forza e nelle sue fragilità.
Ne sono venute fuori proposte concrete: riqualificazione di spazi, servizi mancanti, iniziative sociali, perfino idee per raccontare i propri borghi sui social. Non progetti calati dall’alto, ma risposte a bisogni che chi c’era conosce direttamente.
Il secondo giorno i gruppi hanno sviluppato le idee di business per i propri territori — riqualificazione di centri storici, rilancio di strutture sportive dimenticate, ampliamento dell’offerta culturale — e le hanno presentate in sala.
Il borgo che ha scelto di rifiorire

Nel mezzo dei lavori, i partecipanti hanno visitato il Labirinto delle Rose, il simbolo più concreto di quello di cui si stava parlando in sala.
Mattia Nigro è cresciuto a Roseto, ha studiato Scienze Agrarie a Firenze, ha lavorato in un orto botanico a Long Island. Poi ha deciso di tornare. Con un gruppo di ragazzi ha fondato la cooperativa di comunità “Il Tesoro di Roseto”, e ha scelto la rosa damascena come punto di partenza: una pianta che Federico II portò qui nel XIII secolo, che per decenni non veniva più coltivata, e che Mattia ha ritrovato a crescere spontanea in alcuni angoli nascosti delle campagne. Da lì l’idea: un labirinto di tremila rose, oli essenziali, acqua aromatica, piccoli cuscini secondo un’antica tradizione locale. E un polo botanico aperto a scuole e turisti.
È esattamente il tipo di progetto di cui la Scuola Mediterranea stava discutendo: non un’idea calata dall’alto, ma una risposta concreta alle risorse di un territorio, costruita da chi quel territorio lo conosce e ha scelto di starci.
Il Sud come laboratorio
C’è una frase della prima edizione che vale la pena richiamare: “Se vuoi vedere dove andrà il mondo, devi partire da queste aree, dove quasi non esistono servizi ed è tutto da inventare.” La seconda edizione ha confermato questa lettura del territorio.
Le aree interne non sono un problema da risolvere. Sono un campo aperto. E i Giovani Soci che erano a Roseto Capo Spulico in questi due giorni lo sanno già.
Se la storia di Roseto ti ha incuriosito, vale la pena approfondire il mondo delle cooperative di comunità — in Italia ce ne sono già oltre 320, quasi tutte nelle aree interne. Un punto di partenza è Confcooperative, che raccoglie molte delle esperienze più interessanti del paese.

